La storia del Makallé

Restera

Quando Piero Dotto detto Bisetto tornò dall’Africa (dove nel 1895-96 era rimasto assediato nel forte Makalle’), decise di metter su un’osteria lungo la restera, vicino al punto in cui le barche sostavano per il carico-scarico. Piero costruì l’edificio con le sue mani.
Senza fronzoli: due camere al primo piano ed un unico stanzone al pianterreno, al cui centro sistemò un bel foghèr. Al mattino appena alzato accendeva il fuoco, e lo alimentava con grossi ceppi di legna, poi andava con la carriola a prendere un caretèl de vin dai contadini di Villapendola o dai Caldati di Porto. (Non aveva i soldi per far provviste maggiori). In un giorno la botticella era finita, svuotata a suon di quarti, itri e mèsi itri, perchè all’epoca non esisteva l’onbra, quel sostantivo che sembrerebbe invece quasi nato con Treviso tanto oggi è diffuso. In breve l’osteria dell’intraprendente Piero Bìseto ebbe un grande successo, anche perchè posta in posizione strategica, proprio alle spalle del sempre più frequentato porto. Facchini, barcari e carioti vi erano di casa: a far marenda al mattino, con puènta brustoèada, tre siègoi rosti, mèso itro de vin (polenta abbrustolita, tre cefali arrostiti, mezzo litro di vino) e a farsi una partita a carte durante la giornata. L’osteria divenne così importante che in tutta la zona, oltre che nel linguaggio di ogni giorno, fu chiamata Al Makalè anche nei documenti ufficiali. Un po’ come era successo un secolo prima con l’osteria Dalla Gobba. E così il nome dello sperduto villaggio dell’altopiano etiopico, dopo essere entrato nelle pagine della storia "grande" che si legge(va) nei libri di scuola, entrò anche in quelle della storia "minore" del nostro villaggio sul Sile.

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